Il giornalista Nicola Coccia ha presentato a Ruvo il libro su Carlo Levi

Un pubblico numeroso ha seguito con attenzione e partecipazione la presentazione del libro “L’arse argille consolerai” del giornalista fiorentino Nicola Coccia, giovedì 14 novembre a Ruvo. L’evento, tenutosi presso il Circolo Parrocchiale ANSPI, è stato organizzato dal Museo Parrocchiale di Arte Sacra, Civiltà Contadina e della Memoria Storica Ruvese e dalla Pro Loco di Ruvo, con il patrocinio del Comune.

Il libro ripercorre le vicende di Carlo Levi, negli anni che vanno dal confino in Basilicata (1935), dove lo scrittore, medico e pittore torinese restò per dieci mesi, fino alla Liberazione di Firenze (1944), alla quale egli partecipò attivamente, rischiando più volte la vita o la deportazione, essendo ricercato sia come antifascista che come ebreo. Costretto, come molti altri, a nascondersi, ad assumere false identità e a cambiare spesso rifugio, Levi approdò infine in Piazza Pitti 14, nell’appartamento di Anna Maria Ichino, coraggiosa e generosa ragazza madre in tempi in cui ciò era ritenuto scandaloso, che ospitò ebrei, intellettuali, professori, studenti universitari e tutti coloro che avevano bisogno di un rifugio e di un pasto. In quella casa, quando ogni ora poteva essere l’ultima, Levi scrisse in otto mesi il suo capolavoro “Cristo si è fermato a Eboli”, sul suo confino lucano: di getto, con un lapis, mentre fotografava e dipingeva anche il piccolo Paolino, al quale faceva da padre putativo, mentre Anna Maria batteva a macchina il manoscritto e tra i due nasceva l’amore, e mentre la casa di Via Pitti diventava anche, dopo l’8 settembre, porto attivo della Resistenza.

Un libro straordinario, quello di Nicola Coccia, in cui la storia di Carlo Levi s’intreccia con molte altre indimenticabili storie, e di cui l’autore ha raccontato a Ruvo, con passione, la genesi: sei anni di ricerche, setacciando conservatorie e archivi, intervistando e registrando più volte centinaia di persone che hanno conosciuto e incontrato Levi, a cominciare dai due bambini lucani – oggi ultraottantenni – da lui ritratti durante il confino.

Oltre all’autore e dopo i saluti di Raffaele Mira, assessore alla cultura del Comune di Ruvo, sono intervenuti anche: Gerardo Graziano, startupper e produttore cinematografico, Armando Lostaglio, giornalista e critico di cinema, e Aurelio Pace, avvocato e presidente Forma Pop.

Unanimemente riconosciuta l’importanza di figure come quella di Carlo Levi e, prima di lui, dell’imperatore Federico II che, pur non essendo lucani, in epoche diverse hanno tuttavia cambiato la storia della Basilicata. Non si può rischiare di perdere l’umanità, la semplicità, la dignità e l’accoglienza dei lucani, così come raccontati da Levi. Per questo, libri come quello di Nicola Coccia – è stato sottolineato – sono non solo opportuni ma necessari e andrebbero distribuiti anche nelle scuole, poiché è un compito storico quello della divulgazione capillare, in una regione che è profondamente cambiata dai tempi del “Cristo”, che oggi, tra fibra e petrolio, è sicuramente terra di modernità, ma deve conservare memoria della propria identità.

Lina Spedicato

La locandina dell’evento

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