23 novembre 1980, a quarantanni dal terribile terremoto che svonvolse l’Irpinia: Un racconto di umanita’ e di vero confronto

Ripartire, ricostruire, rinascere dopo questa immane e devastante pandemia con lo spirito di quarant’anni fa è cosa buona e giusta, ne abbiamo un gran bisogno.

Nel quarantennale del sisma del 23 novembre 1980 consentitemi cari amici ruvesi di raccontare, pur nella tragedia del tempo, il momento più bello vissuto nella mia decennale esperienza di Amministratore Comunale, Comunitario e di Vice Sindaco di un Comune del Cratere .

Una esperienza di grande passione, di umanità, di solidarietà vera, di confronto e di dialogo all’insegna del BERUF (senso del DOVERE).

Non era la politica “bisognosa” dei “bisognosi” alla Don Sturzo, era un mix di raccolta di idee ed energie, di tanti brillanti risultati raggiunti sul campo grazie ad un efficace Commissariato straordinario “zamberlettiano”(dopo le terrificanti disfunzioni iniziali) e al contributo dei Gemellaggi con le Regioni e i Comuni del Nord. (non dimenticheremo mai il “Polo della Corsetteria” di Lavello, unico in Italia, nato dal gemellaggio con l’Emilia Romagna/CNA ).

Le roulette posizionate in Piazza Bologna

Avevamo un Comune disastrato, Ruvo del Monte, uno degli “otto” della Prima Fascia. Avevamo ereditato una situazione a dir poco patogena. Eravamo a metà degli anni settanta, il bilancio comunale non superava i dodici milioni di lire. Avevamo una  discarica nelle vicinanza della Casa Comunale. Un cartello di legno  vietava di gettare immondizia (sic!!!). Il personale veniva pagato “una tantum”…al solo taglio della legna del “nostro” bosco. Dovevamo iniziare una vera bonifica sociale, non solo quella della discarica. Ricordo che leggemmo avidamente il Decreto Stammati. Riuscimmo a trovare i fondi per il personale grazie ad un escamotage finanziario fatto di “regolamenti organici” ad hoc. Fu Completata la rete dei servizi sociali locali, la Scuola Materna/Ipab e l’Asilo Nido ex ONMI . Pur tuttavia  il mio racconto si ciba di tante altre cose belle, di tante aperture politiche, di tanta solidarietà e di tanto impegno  appassionato vissuto “all’unanimità” con il Consiglio Comunale dell’epoca.

Abbiamo sperimentato un Laboratorio di idee e di proposte grazie a questa stupenda e solidale avventura politica. Il gemellaggio con “Bologna, Regione Emilia Romagna e Ruvo di Puglia” ha completato e perfezionato “accordi” già posti in essere sia sul piano politico che su quello socio-economico e culturale .

Il buco sulla facciata della Chiesa Maadre, diventato il simbolo del terremoto

Mai avrei immaginato di firmare un Protocollo d’Intesa con il Sindaco di Bologna Prof. Sen. Renato Zangheri nello storico Palazzo d’Accursio . Chi potrà mai dimenticare le stalle con mille capi ovini e trentasei capi bovini, il piccolo villaggio  turistico con cinque “baite”, l’acquedotto Nocelle frutto del nostro ingegno e del braccio operativo della Casmez, nella persona del magnifico ingegnere Massaro (persona di grande serietà, umanità e competenza, doti sconosciute alla Casmez dell’epoca) senza mai dimenticare le sconvolgenti opere viarie “Ofantina –Vitalba” concretizzate in uno scenario di infrastrutture inimmaginabili per quell’epoca. Infrastrutture che vedevano la mia piccola Ruvo del Monte al centro di attenzioni politiche ed economiche grazie ai nuovi insediamenti industriali di Vitalba e ai  meravigliosi viadotti “ancora intatti”( i Flop industriali successivi sono stati “crudelmente” raccontati nel mio libro “Quando la Sinistra amava la Basilicata e il Mezzogiorno interno”, edizioni IL SEGNO).

La Messa di Natale

Mi fermo qui per non essere tacciato di presunzione o di protagonismo “stucchevole”.   

Lo dico con il cuore alle nuove generazioni, vivere quel momento politico è stato per me una vera “palestra di vita”. Vivere quel momento  tra le  immani tragedie del terremoto, il  terrorismo e le stragi godendo della presenza di personalità dal grande spessore politico e umano come Pertini e Tina Anselmi ( le uniche due icone della mia vita di Amministratore) è stato per me  “foriero” e propedeutico di/per altre  esperienze umane irripetibili. Un vissuto politico di vera comunione. Le aperture politiche a tutto il pianeta volontaristico, dall’Arci  alla Caritas, hanno completato un quadro politico “idilliaco” per quel tempo, impensabile ai giorni nostri. Per la “cronaca” noi amministratori dell’epoca non siamo stati sfiorati neanche da una “comunicazione giudiziaria”(oggi, avviso di garanzia).

Le nostre condotte irreprensibili e la nostra passione hanno preso il sopravvento su sprechi e appalti truccati. E’ un piccolo esempio di “spopolamento contenuto” di un Comune dell’osso. Dimenticavo la cosa più importante. La ricostruzione del piccolo borgo è stata garantita al 70% da imprese locali. Il racconto termina qui ricordando che le aperture politiche, i protocolli d’intesa, il supporto tecnico delle Amministrazioni del Nord hanno consentito alla nostra piccola “macchina amministrativa” di poter reggere brillantemente all’enorme “tsunami” del sisma.

Mauro Armando Tita

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