Le guardie del Papa – Un nostro compaesano nella “Guardia Svizzera Pontificia”

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Mi chiamo Romano Pelosi e sono figlio di emigranti provenienti da Ruvo del Monte.

Da gennaio vivo un vero sogno che si è realizzato, servo il Santo Padre Francesco nella Guardia Svizzera Pontificia.

La Guardia nacque il 22 gennaio del 1506. Quindi siamo l’esercito più antico e più piccolo al mondo. È stato Papa Giulio II della Rovere a chiamare i primi mercenari svizzeri. All’epoca Giulio II tentava di allargare lo Stato Pontificio e di accrescere il suo potere. Dunque si fece dei nemici. Cosicché il pontefice aveva bisogno di guardie competenti, coraggiose e fedeli che sapevano combattere e che conoscevano le tattiche di guerra.

Intorno al XVI secolo, la Confederazione elvetica si trovò in difficoltà economiche. Essendo un territorio montuoso e quindi mal raggiungibile dai flussi di merce, gli svizzeri a quei tempi erano un popolo povero. L’opportunità di servire vari regnanti, imperatori oppure il pontefice come soldati ben pagati significava una fuga dalla miseria economica.

Saluto del Papa alla recluta Romano Pelosi e ai genitori Emanuela e Gerardo

Il nostro battesimo di fuoco ebbe luogo il 6 maggio 1527. I lanzichenecchi di Carlo V di Spagna, non avendo ricevuto il loro soldo, marciarono prima verso Firenze, poi verso Roma. Perché questi mercenari tedeschi non avevano ricevuto la loro paga? Carlo V di Spagna e Francesco I di Francia si combattevano a vicenda dal 1521 per conquistare l’Italia settentrionale. Nella battaglia di Pavia nel 1525, Francesco I fu catturato e portato a Madrid, dove lo costrinsero a firmare un trattato di pace. Dopo essere stato liberato dichiarò il trattato invalido, perché l’aveva firmato sotto ricatto per paura di perdere la vita. Sostenuto da Papa Clemente XII de Medici, Francesco I fondo un’alleanza pro-francese. Carlo V, non essendo stato capace di conquistare i terreni italiani desiderati e non avendo ricevuto il riscatto per Francesco I non poteva pagare il suo esercito di mercenari tedeschi. Questi perciò si misero in marcia prima verso Firenze poi verso Roma per ottenere il loro soldo in un altro modo. Arrivati a Roma cominciarono a saccheggiarla e distruggerla. Tentarono pure di attaccare il Vaticano e il suo pontefice, perché aveva sostenuto il loro nemico Francesco I Dunque quel 6 maggio 1527 le truppe di Carlo V cominciarono l’attacco al Vaticano. 147 guardie svizzere sotto il comando del comandante Kaspar von Roist presero posizione sulla Piazza S.Pietro per proteggere la Basilica con la tomba del apostolo S.Pietro e per rendere possibile la fuga del pontefice Clemente XII. al vicino Castel Sant’Angelo. Tutte le 147 guardie caddero onorevolmente per il Papa, che fece appena in tempo a rifugiarsi nel Castello.

In quel 6 maggio del 1527 nacquero i grandi sentimenti di fedeltà e lealtà della Guardia Svizzera per il Papa che tuttora permangono.

In memoria delle guardie cadute, ogni 6 maggio si svolge il Giuramento delle nuove reclute. Nel Cortile San Damaso del Palazzo Apostolico, con la divisa di gran gala con corazza e elmo, con la mano sinistra mantenendo la bandiera del Corpo e alzando con la destra le tre dita indicando la trinità, abbiamo giurato di “servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice Francesco e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarci a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa.”

Giuramento di Romano Pelosi

Ogni giorno, turisti ai vari ingressi del Vaticano ci chiedono, se noi veramente siamo svizzeri. Si lo siamo, anche se qualcuno naturalizzato. Per entrare nel Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, uno deve essere maschile, celibe, cittadino svizzero, di fede cattolica praticante, deve avere un’età inferiore ai 30 anni, deve essere in buona salute, deve avere una reputazione irreprensibile, una formazione professionale e deve aver assolto la scuola reclute del esercito svizzero.

Il nostro primo compito è il servizio di sicurezza, ma non solo. Il nostro regolamento elenca cinque missioni principali. La più importante è quella di proteggere la persona del Sommo Pontefice e la sua residenza. Segue il controllo e la custodia di tutti gli ingressi ufficiali alla Città del Vaticano. Poi eseguiamo servizi d’ordine durante le udienze e i servizi d’onore durante i vari ricevimenti dei capi di stato, di ambasciatori o di altre personalità. Proteggiamo il Collegio dei Cardinali durante la vacanza della Sede Apostolica. Infine è anche nostro il compito di accompagnare il papa durante i suoi viaggi apostolici in Italia e nel mondo.

Il nostro corpo conta 110 membri, che si dividono in tre squadre. Il grado più inferiore è quello dell’ alabardiere. Poi ci sono i sottoufficiali con i vice-caporali, i caporali e i sergenti. In più ci sono un sergente-maggiore, due capitani e un maggiore, un tenente-colonello, che è il vice-comandante e il colonnello che e il comandante del corpo. Il cappellano della Guardia si occupa della vita spirituale e religiosa. Innanzitutto siamo una comunità militare, ma anche religiosa.

Col servizio alla Guardia per me si è realizzato un vero sogno. Diverse ragioni mi hanno indotto a candidarmi. La prima era l’aspetto religioso. Avendo avuto dei compiti di volontariato nella mia parrocchia, il mio legame con la chiesa e la religione è via via cresciuto. Sono fortemente convinto che in un mondo sempre più secolarizzato, spinto da correnti di cambiamenti forti e veloci sotto attacco dalla cultura dello scarto e del relativismo, la fede cristiana è come una roccia che ti da presa e stabilità. Rendendo i vari servizi di sicurezza al pontefice Francesco, che per il suo carattere umile, semplice ed aperto viene ammirato da così tanti fedeli, mi sono detto che servire nella Guardia significava servire la causa cristiana tutta.

Volevo far parte di una tradizione e di una scuola di vita unica, ricca di esperienze sicuramente indimenticabili e con la possibilità di fare molte nuove conoscenze. Con il mio servizio alla Guardia Svizzera, ricca di tradizioni antichissime vecchie di 500 anni, posso essere un piccolo sassolino in un mosaico più grande, e posso contribuire ad ampliarlo.

Una guardia entra nel corpo impegnandosi per un servizio di 26 mesi. Dopo può decidere di aggiungere un terzo anno. La maggior parte delle guardie dopo questi due anni torna in Svizzera per continuare a lavorare sul mestiere o per cominciare degli studi.

Comunque, a parte poter scoprire le strutture dell’istituzione più antica al mondo che è la Chiesa cattolica romana, non tralascio il fatto che potrò godermi anche un po’ la vita nella Città Eterna, che è una delle città più belle e affascinanti del mondo. Nel mio tempo libero mi piace scoprire le bellezze di Roma e dell’entroterra oppure godermi qualche ora al mare insieme ai miei colleghi.

La cosa che mi piace di più nel servizio è l’incontro con i visitatori innumerevoli agli ingressi o durante le udienze in piazza. Mi piace comunicare con la gente e cerco di aiutarla e di rispondere a qualunque domanda abbiano. Uno studente di teologia tedesco, che e venuto in visita con un gruppo dalla Germania disse, che noi siamo le guardie della “porta alla chiesa”. O una turista italiana, non sapendo chi fossimo, disse alla collega di chiedere gentilmente delle informazioni a quei “carabinieri in uniforme colorata”, cosa che fece sorridere anche noi. Poi mi piace il dialogo con tutti i dipendenti del Vaticano e con il clero del Palazzo Apostolico. Spesso il nostro cappellano organizza degli incontri con cardinali o vescovi per parlare su vari temi della fede.

Sono molto fiero di servire un pontefice rivoluzionario che predica la Chiesa dei poveri e dell’umiltà. Francesco cerca di portare la luce della Chiesa alle periferie della società e di vivere un cristianesimo semplice e umile. Non mi scordo mai quel immagine durante il ricevimento del Presidente degli Stati Uniti a fine maggio. Il Santo Padre arrivò in Palazzo con una piccola Ford Fiesta blu. Senza scorta. Il presidente arrivò con una numerosa scorta di vetture blindate. La macchina del Papa era parcheggiata nel cortile del Palazzo tra almeno dieci vetture blindate di Donald Trump, sembrava di essere schiacciata da esse.

Le reclute durante il Giuramento

Sono molto contento di essere una Guardia del Papa e di vivere ancora tanti momenti indimenticabili e unici. Sono fiero di rappresentare anche un pò Ruvo del Monte, che è il paese natale dei miei nonni Francesco Pelosi e Angela Graziano, che vivono in Svizzera a Rheinfelden. Associo sempre dei bellissimi ricordi con questo paesino che sempre porto nel mio cuore e dove sono tornato spesso in vacanza con i miei nonni, incontrando numerosi parenti e tanta gente ospitale e generosa.

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