Bella (Pz)

0
254

Bella  (Pz)
Fabio Cocchia e Fotogrando Basilicata
(impaginazione a cura della Pro Loco di Ruvo del Monte)

Bella è un piccolo comune che ha origine nel periodo medioevale, si sviluppa nel periodo normanno-svevo ed è caratterizzato da una fase di crescita fino al Rinascimento.

Il territorio anticamente abitato da gente osca, nel XII secolo comprendeva il vasto feudo di Santa Sofia, quello più piccolo delle Caldane e altri 16 minuscoli feudi; sotto Federico vennero unificati 20, in unico feudo denominato di Bella; c’era allora, anche un piccolo villaggio, detto Castelluccio, scomparso, poi, nel XVI secolo.

PANORAMI E TERRITORIO
01 panorama 02 il territorio
03 panorama 04 panorama

 

Bella non ebbe vita facile, difatti, il territorio era diviso in sedici piccoli feudi e la popolazione era soggetta agli obblighi feudali del villanatico, come servi addetti ai lavori dei campi, nel 1560 il popolo, stanco dell’oppressione feudale, deliberò in pubblico parlamento di passare sotto il diretto dominio del Re: ottenne l’assenso regio nel 1562 e pagò 14.700 ducati.

Entusiasmata dal riscatto del 1560 dalla dipendenza feudale, la Comunità di Bella ideò e realizzò in questo periodo una serie straordinaria di pubbliche iniziative volte a consolidare quel particolare spirito di autonomia, individuale e collettivo, nonché a garantire migliori condizioni di vita per tutti, anticipando servizi e sussidi sociali di grande modernità per l’epoca.

L’annessione al regio demanio, durò poco: infatti nel 1564, passò da Agostino Rondone di Melfi, poi rivenduta ai Caracciolo di Avellino, cui subentrarono i Caracciolo – Arcella e quelli della Torella, che ne conservarono il possesso fino all’abolizione dei diritti feudali, decretata nel 1806 da Bonaparte.

Quando in epoca medievale le ricorrenti e devastanti invasioni barbariche richiesero maggiori garanzie di difesa, e allorché la pratica, ormai europea, dell’incastellamento si diffuse, gli abitanti degli antichi casali eressero una torre ed altre torrette di vedetta e di difesa sulla cima della collina dove ora si erge Bella.

Lo storico Giacomo Racioppi, definisce questa antica città Osco-lucana con il nome di Abella; una leggenda popolare che fa derivare il comune dalla città di Abella, a ricordo della coraggiosa fanciulla di nome Isabella che verso l’anno 1000 osò sfidare, armata di una croce, l’esercito normanno, che si apprestava all’invasione del paese, avendo dimostrato tanto ardimento, Isabella ottenne la revoca del saccheggio e la nomina di capo della comunità.

Si costruirono abitazioni in modo diverso dopo il terremoto del 1694, nel Seicento e nel Settecento sorsero le case palazziate, che avevano al massimo due piani, attualmente tutte sono state modificate in seguito alla ricostruzione dopo il terremoto del 1980.

PER LE VIE DI BELLA
19 per le vie di bella
Sullo sfondo la Chiesa Madre dell’Assunta
20 per le vie di bella
Antica architettura bellese
 

21 per le vie di bella
Vicolo ristruttura dopo il terremoto dell”80

22 stemma dei caracciolo
Lo stemma dei Caracciolo

 

All’indomani dell’Unità d’Italia la miseria fu la prima causa dell’emigrazione di migliaia di cittadini, intere famiglie, centinaia di giovani attivi e intraprendenti, nei soli anni che vanno al 1896 al 1900, i bellesi emigrati furono 760; i danni, di conseguenza, sia di ordine lavorativo che produttivo, furono incalcolabili.

Il 23 novembre 1980 alle 19:35 per sessanta interminabili secondi il paese fu scosso da un tragico e disastroso terremoto con epicentro tra la Campania e la Basilicata, quando la nube di polvere si diradò, furono visibili i crolli e le lesioni gravissime ai muri; le abitazioni furono completamente abbandonate, le chiese e il castello si presentarono fortemente danneggiati.

LA LEGGENDA DI ISABELLA – Una ragazza del popolo, armata di orgoglio, coraggio e una croce riuscì a liberare dall’assedio dei normanni il piccolo abitato di Bella.

PARTICOLARI ARCHITETTONICI DEL PAESE
Per le vie del paese possiamo trovare “Murales” e
“Portali” in pietra bugnati e decorati con mascheroni o lo stemma di famiglia
09 murales
Murales
10 murales
Murales
11 particolare portale
Portale in pietra
12 portale in pietra
Particolare portale

 

Una figura legata al comune dell’Alto Melandro da cui probabilmente il nome trae origine, la leggenda è ambientata nella seconda metà del XII secolo e trova conferma in una poesia tratta da “Storie e leggende di castelli lucani”.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie – Un tempo extra moenia. Ricostruita nel 1539, essa è molto antica, è stata sempre danneggiata dai terremoti, anche da quello dell’80, motivo per cui è stata riassestata da poco, ha cinque altari, il maggiore, ottocentesco, in marmo, e tre altri, in pietra intarsiata, del ‘700.

Sull’altare maggiore in marmo policromo del Settecento, il polittico dipinto su tavola: Annunciazione, l’Eterno, San Giovanni Battista, S. Caterina d’Alessandria, i quattro Evangelisti e la Deposizione di pittore di scuola napoletana, la scultura lignea della Madonna delle Grazie è del ‘500.

Sopra un altare del Settecento in marmi policromi è la tela dipinta ad olio Immacolata con S. Francesco e S. Antonio di Padova, Dio Padre (1589) opera del pittore fiammingo Cristiano Danona (D’Annona) operante in Campania e Basilicata.

CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE
15 chiesa santa maria delle grazie
L’ingresso principale
16 chiesa santa maria delle grazie il polittico dipinto su tavola
Il polittico dipinto su tavola
17 chiesa santa maria delle grazie madonna immacolata con san francesco e san antonio da padova
Madonna Immacolata, S. Francesco e S. Antonio
18 chiesa santa maria delle grazie crocifisso in carta pesta
Il Crocifisso in carta pesta

 

Nella Chiesa anche i resti dell’ affresco (primi anni del Cinquecento) dal quale furono copiati i personaggi dei dipinti del polittico sull’altare.

In una ricca cornice lignea barocca, è il Crocifisso in carta pesta che ha per sfondo l’affresco raffigurante la Madonna e S. Giovanni.

L’antico Castello, intorno all’anno 1000, era solo una torre trapezoidale, si trasformò in castello nel 1567 ad opera del feudatario Rondone.

Dagli anni Venti era stato trasformato in edificio scolastico e divenuto sede delle Suore Salesiane, cui era stato affidata la cura di un asilo infantile urbano, fu investito dal sisma nel 1980, tutte le strutture di copertura e i solai crollarono e subirono danni ingenti, solo recentemente restaurato e sostanzialmente modificato conserva due delle quattro torri originarie.

Attorno all’antico fortezza sorsero delle case raggruppate a cortina con porte d’ingresso e chiusure, nell’interno era la corte; diverse erano le porte che chiudevano le cortine.

IL CASTELLO
05 il castello 06 il castello
07 il castello 08 il castello

 

La Chiesa Madre dell’Assunta – edificata molto prima del 1413, ampliata nel 1731, modificata dopo i vari terremoti, ha, in un’apposita cappellina, i resti del martire San Pio e una teca contenente il suo sangue. La presenza di numerose chiese ha sempre costituito uno dei punti caratterizzanti Bella, già ai tempi dei primi cristiani ognuna delle contrade in cui è sparsa l’originaria popolazione è dotata di una chiesa, la quale, molto spesso, con ferisce il nome alla località stessa.

Il campanile ha un orologio a quattro quadranti, quattro campane, di cui una di notevoli proporzioni, tutte fuse nel XIX secolo.

LA CHIESA MADRE DELL’ASSUNTA
13 chiesa madre dell assunta 14 chiesa madre dell assunta

 

Il bellese Gian Lorenzo Cardone fu tra le più caratteristiche figure della Basilicata, patriota e poeta tra i più attivi della Rivoluzione partenopea del 1799, fu anche un valente pittore. L’inno “il Te Deum” oltre ad avere un grande valore di documento politico, ne ha anche uno del tutto letterario, quello cioè di essere stato tra i primi tentativi meridionali di poesia dialettale di natura politica e civile.

Da anni il “Bella Basilicata film Festival” si occupa con successo, dedizione e competenza della questione del sud del mondo vista con gli occhi dei grandi registi.

Nel piccolo, ma culturalmente all’avanguardia paesino lucano di Bella, oltre a decine di film rari, intensi, eccelsi, sono stati ospitati grandi maestri (Silvio Soldini, Matteo Garrone, Francesco Rosi, Edoardo Winspeare, Antonio Capuano, Antonietta De Lillo, Mario Martone.

Durante il festival si tengono inoltre convegni e lezioni di cinema e si aprono finestre cinematografiche su paesi lontani come Iran, Palestina, etc., è stato inoltre istituito un importante centro di documentazione cinematografica: il Centro Pietro Pintus, che è un riferimento documentaristico per tutto il territorio regionale.{jcomments on}

Atre notizie utili su Bella

WIKIPEDIA

APT BASILICATA

COMUNI-ITALIANI.IT

GALLERIA FOTOGRAFICA

SHARE

LEAVE A REPLY