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Salandra (Mt)
Fabio Cocchia e Fotogrando Basilicata
(impaginazione a cura della Pro Loco di Ruvo del Monte)

Salandra si estende da un lato lungo la valle del torrente Gruso, zona occupata da uliveti, alberi da frutta, querce e il “Lombone” definito il granaio di Salandra, dalla parte opposta, invece, si affaccia sulla valle della Salandrella con strapiombi formati da calanchi di argilla, detti in dialetto “cintoli”, su cui non c’è il minimo germoglio.Le origini di Salandra risalgono all’epoca della colonizzazione greca e fu tra le comunità di un certo rilievo nella zona, lo testimoniano i vasi rinvenuti nella piana di San Giovanni e di Sant’Angelo.

PER LE VIE DI SALANDRA
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Arrivando da OVEST al paese è possibile immergersi nella natura selvaggia e brulla dei calanchi, fatta di argilla modellata dal vento e dallo scorrere del tempo.

L’azione dell’acqua e del vento sull’argilla, porta nel tempo alla formazione di particolari fenomeni carsici e creste argillose che tecnicamente prendono il nome di “calanchi” e “biancane”; questo complesso insieme dà origine ad un paesaggio che più volte è stato giustamente definito lunare.

I calanchi di Salandra si distendono sul versante che guarda al torrente Salandrella ed i più spettacolari sono raggiungibili imboccando una stradina asfaltata che diparte dalla zona del Calvario.

E’ di recente istituzione in Basilicata il Parco Naturalistico dei Calanchi, che punta a tutelare queste particolari sculture in continuo mutamento, e che possiamo incontrare in molti centri della collina materana, fino a raggiungere la piana di Metaponto.

I CALANCHI
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La distanza da massicci montuosi consente di spaziare su panorami con orizzonti bassi, essendo posto l’abitato sulla sommità di tre colline disposte a scalare ed in asse tra di loro, originando così un crinale che, partendo dal Monte Cuccaro, a nord ovest, prosegue in direzione sud comprendendo il paese.

RIONE CANTINE – Ogni famiglia il vino lo fa da sé, si acquistano uve locali (se non si è tra i fortunati che possiedono un vigneto) e si procede alla vinificazione nelle numerosissime cantine, gran parte delle quali sono concentrate nell’omonimo Rione Cantine, posto sotto la sommità dell’antico Quartiere Castello.

In ottobre, una passeggiata per il Rione permette di inebriarsi dei profumi del mosto, ottenuto con combinazioni di uve di diversa nascita: Moscato, Moscatello dolce, Malvasia, Montepulciano, Francese, Aglianico e altre qualità prodotte in Lucania.

Le uve vengono scelte assaggiando gli acini dalle casse caricate sui numerosi camion che, da fine settembre a fine ottobre, vengono qui a vendere uva da vino, scaricando poi le quantità scelte direttamente presso le cantine.

Il vino accompagna i rituali ed i ruoli del mondo antico e costituisce una importante voce della produzione agricola ma anche del paesaggio e dell’organizzazione degli abitati ove lo scavare grotte per conservare soprattutto il vino diviene una pratica costante e ben radicata.

  RIONE CANTINE
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CHIESA DI SAN ROCCO – L’interno è a tre navate e un transetto, la cappella dedicata al Santo di Montpellier venne edificata nel 1656 in seguito alla peste, nel 1843 fu ampliata e dopo 3 anni venne aperta al pubblico.

A seguito dell’epidemia della peste dell’800, San Rocco divenne protettore di Salandra in sostituzione di San Castolo.

La Chiesa ha subito gravi danni a causa del sisma del 1980 ed è stata poi ricostruita e abbellita; è stata riaperta al culto il 20 Luglio 1996 ed è la Chiesa dalla quale hanno origine quasi tutte le cerimonie religiose.

All’interno troviamo la Madonna in pietra del ‘300, proveniente dalla chiesa dell’Annunziata, l’artista mostra in quest’opera di essere al corrente delle tesi umanistiche e del loro sviluppo in campo figurativo, sull’altare una scultura lignea che raffigura il santo del XVII secolo, proveniente dalla chiesa del convento.

LA CHIESA DI SAN ROCCO

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Falò di S.Giuseppe 19 marzo – Tanti minuscoli “camini all’aperto”, messi su già al calare delle prime ombre per incontrarsi, dialogare, partecipare e condividere in armonia il calore della festa.

Sulla scia del mito di Prometeo, che rubò il fuoco agli Inferi per donarlo agli uomini e, se in passato a finire nella foga del rogo erano i residui dell’annata agraria, a bruciare fino a tardi nei vicoli e nelle piazze dei numerosi paesi dell’entroterra (da Calciano a Gorgoglione, a Grassano, Montescaglioso, Pomarico, Salandra, Tursi) sono enormi cataste di legna e non solo; spesso tra le fiamme anche sedie, suppellettili e quant’altro di “ingombrante” a rappresentare il vecchio che se ne va.

La piazza principale è quella di San Rocco, dedicata appunto al Santo poiché su tale piazza si affaccia la Chiesa omonima; qui vengono svolte quasi tutte le manifestazioni culturali e religiose, ed è un luogo di ritrovo e di passeggio per tutti i cittadini.

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Fascine per il fuoco di San Giuseppe

 

 

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Piazza San Rocco

 

CHIESA DI SANTA LUCIA – La cappella di Santa Lucia è posta al centro del paese in Via Maresciallo Saponara, originariamente la cappella di epoca molto remota era dedicata a Santa Maria della Neve, ricostruita in tufo nel 1925 circa, dotata di una bella statua raffigurante S. Lucia fu ad essa dedicata.

A causa dei ceri, nel 1980 scoppiò un incendio che danneggiò la statua e buona parte della chiesa, nello stesso anno fu riparata e riabbellita con una raccolta di fondi da parte della popolazione, la nuova statua fu benedetta dal parroco don Carlo Romano.

Santa Lucia viene ricordata il 13 dicembre ed è la protettrice degli occhi.

LA CHIESA DI SANTA LUCIA
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TORRE DELL’OROLOGIO – Costruita agli inizia del 1900, è alta circa 20 metri, segna lo sviluppo dell’abitato fuori dal centro antico, in seguito al terremoto del 1980 crollò la parte superiore; due contrappesi in pietra regolano il meccanismo alimentato quotidianamente da un addetto.

La Biblioteca comunale è sorta intorno al 1969 per andare incontro alle esigenze della popolazione e soprattutto degli studenti, sono presenti circa 5740 volumi.

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La Torre dell’Orologio

 

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La Bibioteca comunale

 

Piazza Marconi già Plebiscito, è situata nel centro storico: realizzata subito dopo l’Unità d’Italia, battezzata per questo Piazza Plebiscito, abbattendo i resti della chiesa di S. Nicola crollata in seguito al terremoto del 1857, segna lo sviluppo dell’abitato fuori dal centro antico.

PIAZZA MARCONI già PLEBISCITO

 

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PORTA NUOVA – Inserita nella cita muraria faceva parte della fortificazione del borgo medievale, nel tempo la cinta è stata inglobata da una serie di edifici residenziali, così, pure la porta ha subito tale processo di stratificazione urbana.

PORTA NUOVA
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CHIESA DI SAN ANTONIO DA PADOVA – La sua costruzione è cominciata nel 1546, contestualmente alla chiesa fu realizzato l’ annesso monastero francescano dedicato a san Francesco; la chiesa è costituita da un’unica navata alla quale si addossa un campanile che ospita 5 campane.

Sul portale archivoltato, con semicolonne che sorreggono la trabeazione, la data 1573; alla base lateralmente ci sono due piccoli leoni in pietra di stile Saraceno, rinvenienti, senz’altro, da qualche altro sito e quì posti durante la costruzione della Chiesa cominciata nel 1546 e completata nel 1573, e nella parte superiore, in piccole nicchie, sono sistemate tre sculture in pietra: Cristo, San Francesco e Sant’Antonio e lo stemma dei Revertera.

PIAZZA SAN ROCCO – Al margine della piazza negli anni trenta fu eretta una fontana a tre cannoli e due vasche laterali utilizzata da abbeveratoio agli animali.

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Chiesa di San Antonio

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Piazza San Rocco

 

IL MUNICIPIO ha sede nell’ex Convento dei Padri Francescani Riformati, fatto costruire da Francesco Revertera, realizzato in trent’anni (1543-1573), come risulta dall’iscrizione incisa sul portale.

Nel 1544 Salandra fu acquistato definitivamente da Francesco Revertera, luogotenente della Regia camera, nel 1573 egli fece edificare la chiesa e il monastero.

Le offerte per la costruzione del convento furono sostenute anche dal popolo, il convento poteva ospitare venticinque frati, comprendeva un seminario per gli studenti di filosofia e teologia; Francesco donava 140 ducati annui per il vitto, il mantenimento agli studi e il vestiario dei frati.

In questo monastero fu istruito ed educato Padre Serafino da Salandra (1595-1656), letterato e poeta di fama, autore della tragedia sacra in cinque atti, l’Adamo Caduto.

Il Municipio è ad impianto quadrangolare con un bellissimo chiostro in mattoni di cotto con volte a crociera che poggiano su pilastri, al centro spicca una cisterna sormontata da due colonne doriche che reggono un elegante cornicione.

Nella sala dell’ufficio tecnico comunale si può ammirare il cinquecentesco affresco della San Francesco e Sant’Antonio Deposizionecon, realizzato da ignoto frescante meridionale della scuola del Ferro.

Nel convento si narra dell’evento che vide protagonista frà Francesco Montesano: mentre era in preghiera il Signore lo rapì in un’estasi e fu visto dai presenti sollevarsi da terra e baciare il Crocifisso che stava sull’architrave dell’altare.

IL MUNICIPIO
ex Convento dei Padri Francescani Riformati

 

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VILLA COMUNALE – è stata costruita intorno al 1948, all’interno troviamo una croce secolare sormontata su una stele in pietra risalente al 1500 e fatta erigere dai frati francescani.

Nella parte sottostante della villa è stato realizzato un ritrovo per i giovani dove poter ascoltare musica e sorseggiare una bibita fresca.

LA VILLA COMUNALE
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CHIESA MADRE DELLA S.S. TRINITA’ – Non si conoscono le origini, il primo documento risale al 980, l’edificio sorge su tre livelli differenti di costruzioni risalenti ad epoche diverse in seguito a rovinosi crolli, è stata ricostruita dopo il terremoto del 1857, quasi totalmente distrutta, attualmente la chiesa di stile romanico ha un modesto campanile con tre campane.

La chiesa presenta, nella sua struttura di base, i caratteri tipici delle chiese medievali, ciò che noi vediamo oggi è frutto di diversi rimaneggiamenti e contaminazioni stilistiche, divenuti necessari nelle ricostruzioni successive ai terremoti, la stessa torre campanaria tronca è testimonianza della necessità di ridurre al minimo le possibilità di oscillazione in caso di sisma.

A due navate, presenta l’altare maggiore in marmo policromo costruita da Antonio De Lucca scultore napoletano del ‘700, una botola nel pavimento porta ad una cripta e a tantissimi segreti ancora nascosti.

CHIESA MADRE DELLA S.S. TRINITA’
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PALAZZO DUCALE – edificato dalla famiglia spagnola dei Revertera nel XVI sec. il palazzo è visibile solo nella parte esterna a causa del frazionamento avvenuto durante i secoli, l’edificio cera composto da un ulteriore piano crollato in seguito al terremoto del 1857.

Ruderi del CASTELLO NORMANNO – Costruito probabilmente nel XII sec., fino al terremoto del 1980 le arcate erano due, oggi ne rimane solo una; in epoca normanna e angioina, per la posizione privilegiata, era inserito in un sistema di fortificazioni per la difesa del territorio.

PIAZZA VITTORIO VENETO – è una nuova piazza situata nella parte nuova espansione del paese, al centro della piazza è stato eretto nel 1972 un monumento dedicato alla Vergine della Madonna del Monte.{jcomments on}

palazzo ducale

Palazzo Ducale

ruderi

Ruderi del Castello

piazza vittorio veneto

Piazza Vittorio Veneto

 

Atre notizie utili su Salandra

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APT BASILICATA

COMUNI-ITALIANI.IT

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