copertinaTrecchina (Pz)
Fabio Cocchia e Fotogrando Basilicata
(impaginazione a cura della Pro Loco di Ruvo del Monte)

Nella cornice di un dolce paesaggio appenninico tipicamente italiano, immersa nel verde smeraldino dei suoi boschi, profumata dall’intenso odore dei tigli, cinta da monti ricoperti di vegetazione d’alto e medio fusto, a 500 metri sul livello del mare sorge Trecchina, antico centro lucano ricco di mille suggestioni.

Autentica isola linguistica, Trecchina è uno dei centri lucani, con Potenza, Picerno, Pignola e Tito, dove si parla il galloitalico, probabile frutto di migrazioni (XIII sec.) di popolazioni provenienti dal settentrione d’Italia (Monferrato) che si fusero con le comunità locali.

Si racconta che gli abitanti della greca Heraclea Trachinia fuggirono quando Serse invase quella città per attaccare i Greci alle Termopili e che i fuggiaschi giunsero in questo territorio ove si insediarono e lo ribattezzarono con lo stesso nome del luogo di provenienza (480 a.C.) .

Il paese si trova su un altopiano incastonato tra montagne ricoperte di boschi cedui, tra cui dominano le cosiddette tre chine.

Infatti, la tradizione popolare vuole che la parola Trecchina sia semplicemente il composto di tre chine, cioè le tre vette che sovrastano l’altopiano dove sorge il paese.

L’abitato si divide in un centro-storico medioevale, chiamato popolarmente “CASTELLO”, è un tipico esempio di borgo medioevale, sorto intorno a un Palazzo Baronale del XVI secolo, e in una zona residenziale, sorta nel XIX sec. detto “PIANO” che si sviluppa intorno Piazza del Popolo e presenta un disegno urbanisticamente eccellente, con strade larghe e viabilità funzionale.

PANORAMI DI TRECCHINA
24 panorama 32 panorama

 

 

33 panorama

36 panorama

 

Il borgo risulta adagiato su di uno sperone roccioso, inaccessibile dalla valle, mantenendo un’atmosfera di rara e suggestiva bellezza, mentre scendendo fino alla valle si fondono i dolci e fluidi colori del fiume Noce e il verde della vegetazione circostante.

Sorge a poca distanza dalla cosiddetta perla del Tirreno, Maratea, il paese è completamente immerso nel verde smeraldino dei suoi boschi, profumato dall’intenso odore dei tigli e cinto da monti ricoperti da vegetazione d’alto e medio fusto.

Degradando dall’antico borgo medioevale “CASTELLO” il paese si estende verso il “Piano” che costituisce l’attuale centro abitato: il “Castello” e il “Piano” due nuclei diversamente strutturati per impianto urbanistico architettonico, ma armonicamente complementari.

PER LE VIE DI TRECCHINA

 

63 vie

 

68 vie

 

Si racconta che gli abitanti della greca Heraclea Trachinia fuggirono quando Serse invase quella città per attaccare i Greci alle Termopili e che i fuggiaschi giunsero in questo territorio ove si insediarono e lo ribattezzarono con lo stesso nome del luogo di provenienza (480 a.C.).

 Alcune casate sopravvivono ancora nei loro discendenti, mentre qualche altra si è completamente estinta, rimane a testimoniare questo passato la casa ed il loggiato dei Grisi che, dopo il palazzo baronale, domina, per ampiezza e vetustà il vecchio paese.

Sorge nelle adiacenze della chiesa e mostra ancora il suo superbo splendore nell’equilibrio delle arcate a tutto sesto, nonostante un intervento edilizio ne abbia in qualche misura alterato e compromesso le linee originarie.

Il borgo detto “CASTELLO” – adagiato su di uno sperone roccioso inaccessibile della valle, fortificato da tre torri, di cui una in buon stato di conservazione, mantiene intatti angoli di rara bellezza e antiche abitudini di vita.

Finestre, loggiati sormontati da archi, balconi adorni di gerani e mentuccia si aprono su un dedalo di viuzze che si inerpicano dal vallone fino al punto più alto ove ruderi del castello baronale del ‘500 testimoniano secoli di storia di questa comunità.

Ombelico del piccolo mondo della Valle del Noce , antico centro lucano ricco di mille suggestioni non esclusivamente paesaggistiche ma derivanti da storia, arte, folklore e dalle tante piacevolezze gastronomiche rinomate che attingono alla migliore tradizione culinaria della sua gente.

Alcuni fanno risalire l’origine di Trecchina al 500 dopo Cristo, quando una colonia greca della distrutta città di Anglona, venne a stabilirsi sulle rive del fiume Noce, precisamente sul promontorio denominato “Castello di Mancosa” e volgarmente soprannominato Trecchinella e dove si fortificò.

Le sue viuzze, i suoi angoli suggestivi, salendo a piedi dalla piazzetta del rosario fino a raggiungere i ruderi dell’antico palzzo baronale; affacciarsi sulla valle del Noce ammirando in lontananza l’ultimo tratto dei monti dell’appennino meridionale.

Il “PIANO” – Cuore del paese è “Piazza del Popolo” autentico gioiello e palcoscenico naturale della vita trecchinese le cui quinte sono costituite da alcuni palazzi di stile liberty. Impreziosita da variopinti giardini, la piazza diventa, soprattutto nella stagione estiva, il luogo dove si allestiscono mostre di pittura, di artigianato, di prodotti tipici, spettacoli teatrali e concerti sotto la luna.

Il “PIANO” – Casa Maimone – Nel Viale Jequié si notano bei palazzi, in stile tardo liberty, voluti dagli emigrati in Brasile realizzati e decorati dai fratelli Sarubbi, stuccatori di Lauria.

Astratto è lo spazio facciale di questi palazzi, ma spettacolare è l’intensità plastica e coloristica delle forme immaginate per quel sito e per quella gente.

Opera dei fratelli Sarubbi di Lauria, essa colpisce per la fantasia che ha dato forma a bellissimi ornamenti; questa casa si distingue dalle altre, perchè sottolinea il portale di ingresso e richiama la lunetta che si ripete in alto sopra al cornicione con lo stemma della famiglia Maimone.

 

 

04 ilpiano

Casa Scarpitta

 

05 ilpiano
Casa Maimone

Il “PIANO” – Casa Scarpitta – costruita da un artigiano di Sala Consilina (SA) che prese moglie a Trecchina, oggi un restauro ha risaltato gli intonaci; la facciata somiglia ad un castello scandito in due parti, i merli guelfi sono sottolineati invertendo il ritmo.

Lo stemma del committente si trova in alto, circondato da foglie di alloro.

CHIESA MADRE, dedicata a San Michele Arcangelo – si erge a “Piazza del Popolo” realizzata fra il 1840 e il 1878 solo con le offerte e il lavoro di tutti i fedeli. All’interno si possono ammirare opere di scuola napoletana.

Il Campanile fu costruito nel 1904 a spese di Gennaro Orrico, un ricco emigrante che volle, così, dotare il paese anche del campanile: un episodio che caratterizza la storia del campanile risale al 13 maggio del 1929 quando, suonando a distesa, la campana precipitò travolgendo le persone che la suonavano ma che rimasero miracolosamente illese insieme con la campana.

Per la costruzione della chiesa, c’era un gran fermento, da ogni angolo del paese si cercava di recuperare materiale che potesse essere utile.

LA CHIESA MADRE
 09 chiesa madre 12 chiesa madre 

 L’arciprete dell’epoca, Don Francesco Onrico, sbirciò nella proprietà di un certo Giuseppe Grisi, un bel tronco di castagno e pensò subito che potesse essere l’architrave di sostegno del portale di ingresso della chiesa. Il parroco chiese al Grisi, soprannominato “Zi Pippino ‘e scotala” di offrire quel tronco per i lavori della chiesa.

Il Grisi, che era conosciuto come un uomo che non vedeva di buon occhio i preti ma era molto generoso, così risporse al parroco: “Se riesci a portarti il tronco fino alla chiesa, è tuo; altrimenti resta qui”. Don Franceso, non ci penso due volte, si fece prestare una giacca che mise sulle spalle e cominciò a trasportare in tronco con molta fatica, con quel tronco fu realizzata l’architrave del portale principale, da poco sostituito con una trave di cemento armato.

La statua marmorea di San Michele Arcangelo, posta sulla facciata della chiesa, rappresenta il santo che impugna la spada con la mano destra e con la sinistra la bilancia, simbolo della giustizia divina, sulla base si legge il nome del committente: Michele Caricchio.

Si contraddistingue per la linearità delle forme e l’eleganza dell’architettura, segnata da suggestivi dipinti e statue di scuola napoletana che adornano le pareti e l’intero soffitto.

Il soffitto del Presbiterio è stato dipinto da Lanziani e rappresenta la Madonna che inonda Trecchina con una pioggia di rose, ancora si racconta quando egli eseguiva le immagini degli apostoli c’era un sacerdote che ogni momento era lì a fare osservazioni.

Un bel giorno il pittore decise di fare uno scherzo al sacerdote, con la complicità di alcuni amici, rappresentò nelle mani di San Pietro due caciocavalli ed un fiasco di vino, quando il sacerdote arrivò e vide San Pietro rimase sconcertato e rimproverò il pittore per aver trasformato il santo in “caciocavallaro”, il pittore, con molto spirito, rispose che anche San Pietro amava mangiare e bere e che desiderava essere lasciato in pace.

GROTTA MADONNA DI LOURDES – alle porte dell’abitato caratteristica e suggestiva Grotta realizzata dai fedeli in onore della Madonna di Lourdes, vi si accede tramite una scalinata in pietra.

02 madonna
Grotta della Madonna di Lourdes

15 piazza popolo

Piazza del Popolo

PIAZZA DEL POPOLO – si cominciò a popolare nel Settecento.

Qualcuno ebbe l’intuito di far costruire, intorno a questa grande aia, case strette affinché tutti potessero avere un posto su cui affacciarvisi, le abitazioni vennero, poi, soprelevate o ricostruite nei primi del Novecento, in stile dell’epoca, con le rimesse degli emigranti. Infatti, dopo l’Unità, molti emigrarono in Brasile, fondando la città di Jequié, nello stato di Bahia.

La bellissima piazza è fulcro della zona del paese chiamato “PIANO” circondata da giardini e con un’antica Croce eretta nel 1609, su una colonna di pietra locale, la Croce è in marmo bianco: da un lato mostra il bassorilievo raffigurante la Crocifissione e dall’altro il bassorilievo della Madonna Immacolata.

LA CHIESA DI SAN GIOVANNI – era la Chiesa matrice dedicata a S. Michele Arcangelo, protettore di Trecchina e rimase tale fino al 1847 anno in cui fu inaugurata la nuova chiesa.

Il trasferimento al suscitò la ribellione di molti prelati per cui ci fu una specie di scisma, i sacerdoti “liberali” non vollero abbandonare la vecchia chiesa mentre i sacerdoti “filoborbonici” si erano trasferiti alla chiesa del Piano. Ne nacque una disputa, con celebrazioni di doppie funzioni.

Importante monumento ultramillenario che, a metà degli anni Sessanta del Novecento, venne sciaguratamente manomesso, distruggendo intonaci, affreschi e quanto altro di vetusto vi si trovava.

LA CHIESA DI SAN GIOVANNI
38 chiesa sangiovanni 39 chiesa sangiovanni

 “Alla corte del Duca Vitale” – è una rievocazione storica che va in scena ad agosto, il centro storico rivive una tipica giornata medievale di festa con nobili, soldati ,cavalieri , dame , sbandieratori , mestieranti , briganti e popolani.

Allestiti antiche botteghe e vecchi mestieri; prodotti tipici fatti secondo l’antica tradizione e assistere a diversi spettacoli, caratterizzati da rievocazioni di duelli con bastoni, asce e spade.

 

43 rievocazione

Alla corte del Duca Vitale

56 lauria
Sguardo verso Lauria

I RUDERI DEL CASTELLO – I ruderi del castello sovrastano ancora oggi la parte antica dell’abitato, fu costruito nel 1530 dai baroni Palmieri di Latronico.

A cavallo tra il 1500 e il 1600 Giovanna Zupia, duchessa di Saracena e di Trecchina, si innamorò del paese tanto che fu l’unica feudataria che visse molto nel castello, quest’ultimo fu poi abbandonato e crollò in seguito ai terremoti.

Più che di un castello, si deve parlare di un palazzo baronale, che fu fatto costruire nel 1530 dal feudatario Antonio Palmieri, barone di Latronico. Piccolo il feudo, piccolo il castello, formato da due piani. Già verso la fine del 1750 era in rovina, prima cioè che lo spaventoso terremoto del 1783 ne abbattesse le ultime vestigia.

I RUDERI DEL CASTELLO
45 ruderi castello

 

 

47 ruderi castello

 

 Al castello convennero spesso dame e gentiluomini dai feudi vicini, per cacce e altri divertimenti del tempo. Molte spesso, oltre alle tristi leggende, di signori tirannici, di scene di sangue, di veleni, vi sono fatti mondani, come sembra accertato a Trecchina (al contrario di molti altri feudi), che non ebbe feudatari oppressori, ma signori che non si avvalsero mai dei privilegi odiosi, che la civiltà del tempo pur loro conferiva.

IL BELVEDERE – Mirando dall’alto l’occhio spazia abbacinato dallo spettacolo che offre la splendida valle sottostante dalle tinte fluide e dolcissime ove si fondono, come in un acquerello, l’argento del fiume Noce e le varie tonalità di verde della vegetazione tra cui appaiono incastonati numerosi casolari, i paesi della valle e i deliziosi “villaggi”.

Gli angoli del Belvedere consentono di visionare dall’alto tutto il panorama della Valle del Noce con i villaggi Parrutta e Piano dei Peri, e di cogliere l’ultimo insieme dei monti dell’Appennino Meridionale. 

PALAZZO GRISI – Alcune casate sopravvivono ancora nei loro discendenti, mentre qualche altra si è completamente estinta.

Rimane a testimoniare questo passato la casa ed il loggiato dei Grisi che, dopo il palazzo baronale, domina, per ampiezza e vetustà il vecchio paese, sorge nelle adiacenze della chiesa e mostra ancora il suo superbo splendore nell’equilibrio delle arcate a tutto sesto, nonostante un intervento edilizio ne abbia in qualche misura alterato e compromesso le linee originarie.

PALAZZO GRISI
64 grisi

 

65 grisi

 

 

TORRE DI GUARDIA – Il borgo medievale era fortificato da mura e caratterizzato da tre torri.

CHIESA DEL ROSARIO – Esiste almeno dal 1600, giacché è riportata nella stampa del libro di G.B. Pacichelli “Il Regno di Napoli in prospettiva”, edito nel 1702. Si tratta della prima Chiesa costruita fuori le mura di cinta del paese, al di là della Porta del Ponte.

 

44 torre guardia
Torre di Guardia

 

76 chiesa rosario
Chiesa del Rosario

SERRA POLLINO (oggi Monte S. Maria) – A cinque Km dal paese è la vetta rocciosa di Serra Pollino.

È come star sospesi su un elicottero! Di qui, ad occhio nudo, girando lentamente su se stessi è dato di vedere il lagonegrese – Rivello – il monte Sirino – Lauria – non ché il mar di Maratea e persino l’Isola Dino sulla costa calabra.

Intorno al Cinquecento si pensò di ergere una cappella ove venerare la Madonna, nacque da un’esigenza dei pastori che volevano sempre l’effigie della Vergine vicino a loro.

Il culto religioso fu influenzato dalla numerosa presenza di monaci basiliani, di sicuro, fu imposto a protettore della nuova comunità S. Michele, un santo guerriero molto venerato dai Longobardi dopo la loro conversione al cattolicesimo.

Culto unico fino a quando, intorno al Cinquecento, fu proclamata protettrice del paese anche la Madonna del Soccorso, questa volta per esigenza dei fedeli.

SERRA POLLINO
80 serra pollino 83

SANTURARIO DELLA MADONNA DEL SOCCORSO – La struttura che oggi ammiriamo è del 1926, sinora gli unici elementi che consentono di attestare almeno al XVI secolo l’esistenza del culto, sono il bassorilievo in marmo risalente al 1550, e l’antica scultura lignea raffigurante la Vergine databile allo stesso secolo.

Da quel punto si domina il golfo di Policastro e tutta la valle del Noce: l’occhio spazia a 360 gradi offrendo al pellegrino uno spettacolo aereo di rara bellezza.

Dal Santuario si gode di una vista a 360°: dando le spalle a sud la vista viene catturata dall’imponenza del Massiccio del Sirino che domina la Valle del Noce e il Monte Alpi; dando le spalle a nord si apre la vista all’infinito sul Tirreno dell’alta costa calabra e del golfo di policastro. Nelle giornate meno umide è ben visibile anche l’isola vulcanica di Stromboli facente parte dell’Arcipelago delle Eolie.

MADONNA DEL SOCCORSO
86 madonna soccorso

 

 

88 madonna soccorso

 

 LA LEGGENDA del Santuario della Madonna del Soccorso – si pensò di ergere a mezza costa della “Serra Pollino” una cappella ove venerare la Madonna.

La leggenda dice che i fedeli trasportavano una pietra ciascuno, ma che la mattina trovavano demolito quello che i muratori avevano costruito il giorno prima. Essi videro poi una luce sorgere sul luogo più alto del monte e capirono che quello era il sito prescelto dalla Madonna.

Ancora oggi, durante i pellegrinaggi, i più anziani continuano a trasportare una pietra ove doveva sorgere la prima costruzione, a ricordo dell’episodio.{jcomments on}

 

Atre notizie utili su Trecchina

WIKIPEDIA

APT BASILICATA

COMUNI-ITALIANI.IT

Galleria fotografica

 

 

SHARE

Leave a Reply

Be the First to Comment!

Notify of
avatar

wpDiscuz